domenica 8 maggio 2016

Riflessioni Brasiliane di un Borghese Cosmopolita del Secolo Ventunesimo

Sarà la cachaca nella capirinha che ho bevuto prima di cena, o forse le infinite ore di volo che oggi dalla California mi hanno portato a São Paulo in Brasile. E di certo influisce la birra fredda ed aspra con cui ho cenato. O forse c'entrano i viaggi che in poche settimane mi hanno portato dai mari del sud all'oriente, dal Nord America al Sud America.
Ma, e qui converrete con me  che il mio metodo intellettuale  sconfina nella maieutica, a me sembra tutta la stessa merda. Le differenze geografiche, culturali e storiche spianate dall'asservimento all'unico ideale globale, i soldi e di un unica moneta globale; le carte di credito.
Con un pensiero unico e dominante affidato alle macchine, e che per convenzione chiamiamo internet.
Le differenze sono per i poveri, i ricchi vivono nella stessa società ovattata ed asettica ovunque. Con le stesse rassicuranti garanzie stereotipali delle marche globali. Eventualmente protetti da muri altissimi di filo spinato.
Solo le relazioni autentiche tra persone vere capaci  di sentimenti,  in fondo possono salvarci.
Istintivamente mi viene voglia di mandare affanculo questo fottuto mondo. Senza domandarmi se sia giusto o meno, o in fondo serva a qualcosa.

Voster semper Voster
UnQuantoMaiFilosofico Emigrante


2 commenti:

  1. Ho gli stessi pensieri quando ripenso a quella Bugatti che sfrecciava per le strade di Malabo mentre i bambini ti chiedevano spiccioli per mangiare.

    A presto!

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